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Le abilità comunicative nei bambini con autismo: come promuoverle

Nella sezione Angolo del Terapista il 02/25/21

Abilità comunicative e interazione sociale

La capacità di comunicare i propri bisogni, pensieri, emozioni rappresenta un’abilità di fondamentale importanza nelle interazioni quotidiane di ogni individuo, dai primi anni di vita fino all’età adulta e senile. Apprendere tale competenza permette alla persona di entrare in relazione con l’altra persona, di condividere i propri bisogni e le proprie idee con un ascoltatore che è in grado di comprenderle e fornire le opportune risposte.

Quando si parla di abilità comunicative si fa riferimento a competenze molto varie. Tra queste: la capacità di chiedere oggetti desiderati alle altre persone, di condividere i propri pensieri e i propri sentimenti, di impegnarsi in conversazioni, di raccontare eventi vissuti, di rispondere a domande o richieste poste da altre persone, di denominare oggetti, etc.

Tra tutte queste competenze assume un ruolo di cruciale importanza la capacità di fare richieste alle altre persone per ottenere oggetti e attività desiderate. Saper chiedere ciò che si desidera permette al bambino, così come all’adulto o all’anziano con fragilità, di far comprendere all’interlocutore i propri bisogni e di trovare soddisfacimento a questi. È un’abilità che si sviluppa, solitamente, precocemente nei bambini a sviluppo neurotipico, ma che può richiedere un supporto specifico e continuativo nei percorsi di riabilitazione per l’autismo. Essa viene appresa all’interno delle normali interazioni di vita quotidiana, durante momenti di gioco o attività motivanti (Moderato, 2020).

Abilità comunicative e autismo nell’arco della vita

Le difficoltà nella comunicazione e nell’interazione sociale rappresentano una caratteristica chiave nei Disturbi dello Spettro dell’Autismo (ASD). Queste sfide non riguardano solo l’infanzia, ma accompagnano l’individuo anche nelle fasi successive, manifestandosi in modi differenti nell’adulto o nell’anziano.

I soggetti con diagnosi di autismo faticano, spesso, a comunicare alle altre persone ciò che desiderano, a chiedere giochi o attività sociali. Tale difficoltà può ripercuotersi negativamente sul comportamento facilitando la comparsa di comportamenti poco funzionali a livello sociale: se la persona non riesce a comunicare con la voce, in modo appropriato che in quel momento è stanca, vuole fare un gioco, vuole avere l’attenzione del caregiver, non vuole fare un compito, tenderà a mettere in atto altri comportamenti per ottenere ciò che desidera e, spesso, tali comportamenti non sono adeguati (per esempio, pianto, urla, aggressività o isolamento).

Inoltre, per i pazienti con disturbo dello spettro autistico, è spesso difficile apprendere tali competenze nel corso delle normali interazioni di vita quotidiana e hanno bisogno di un numero maggiore di occasioni per esercitarsi ed apprendere tale capacità attraverso la stimolazione cognitiva e sociale. Per tale ragione è importante, fin dai primi giorni di terapia e lungo tutto il percorso di vita, inserire tra gli obiettivi educativi e riabilitativi l’insegnamento dell’abilità di fare richieste alle altre persone e ai coetanei (Moderato, 2020). Presenteremo di seguito una procedura che possiamo applicare per insegnare le richieste vocali e l’uso di supporti visivi.

Come insegnarle? Strategie e procedure

Le ricerche dimostrano l’efficacia di procedure basate sui principi dell’Analisi Comportamentale Applicata nel promuovere l’apprendimento della capacità di formulare richieste ad altre persone. Una componente chiave di questi programmi di insegnamento è la creazione di situazioni motivanti, di gioco o di interesse specifico per l’adulto, all’interno delle quali suggerire la risposta corretta. Per creare la motivazione è importante innanzitutto scoprire che cosa piace alla persona. A tale scopo possiamo proporre diversi giochi o materiali appartenenti a categorie sensoriali diverse: visivi (girandole, trottole, pannelli luminosi..), uditivi (strumenti musicali, giochi sonori..), tattili (plastilina, Didò, sabbia magica…) e motori (tappeto elastico, palla su cui saltare…).

Una volta identificati i giochi graditi possiamo applicare alcune procedure che ci permettono di creare motivazione e promuovere le abilità sociali:

  • Organizzare l’ambiente: è bene disporre i giochi graditi in vista, ma non direttamente accessibili in modo tale che l’utente debba chiedere gli oggetti all’adulto per poterci giocare.
  • Variare gli esemplari di gioco proposti: per esempio, anche se piacciono le macchinine, procuriamoci diverse attività, dai puzzle ai modelli da costruire.
  • Consegnare solo una piccola porzione del gioco: per esempio, consegniamo solo alcuni pezzi di un trenino o di una attività creativa affinché l’utente debba richiedere i mancanti.
  • Iniziare un’attività e interrompersi: iniziamo un’attività gradita e quando notiamo interesse interrompiamoci affinché l’utente possa chiedere di proseguire. Questa tecnica è molto efficace anche con l’adulto per stimolare l’iniziativa sociale.

Strategie per l’autonomia comunicativa

Questi accorgimenti potrebbero essere sufficienti per favorire la formulazione di richieste da parte del bambino o della persona con fragilità comunicativa.

Se il bambino mostra interesse, ma non formula la richiesta, suggeriamo esattamente ciò che dovrebbe dire, per esempio “palla”, il bambino ripete “palla” e ottiene la palla. Ripresentiamo la stessa prova per circa 3 volte consecutive, dopodiché aspettiamo qualche secondo: il bambino dovrebbe formulare la richiesta in modo indipendente, senza il nostro aiuto. Se lo fa, consegniamo una quantità maggiore del gioco o dell’attività richiesta e lodiamo il bambino.

Dopo qualche minuto cambiamo l’attività e proponiamo un altro scenario di gioco o di interazione, in modo da tenere sempre alta la sua motivazione intrinseca.

Per concludere, il gioco rappresenta un contesto privilegiato all’interno del quale esercitare l’abilità di richiedere oggetti e attività desiderate. È importante creare setting motivanti per facilitare la formulazione delle richieste. Nel pianificare le occasioni di insegnamento è bene programmare da subito più variazioni della stessa attività (per esempio, se l’attività è la palla: proporre palline che rimbalzano, di diverse consistenze tattili, piste per biglie o palle su cui saltare) e prevedere la possibilità di fare più richieste all’interno della stessa attività.

Se la richiesta avviene spontaneamente si consegna subito ciò che è stato chiesto, altrimenti è fondamentale fornire l’aiuto suggerendo all’utente esattamente ciò che deve dire. Oltre a progettare situazioni di insegnamento strutturate, è bene sfruttare le normali interazioni quotidiane come occasione di apprendimento, prestando sempre attenzione alla motivazione del soggetto (Moderato, Copelli & Scagnelli, 2018).

Comunicazione e socialità: un percorso per la vita

Promuovere le abilità comunicative e sociali nell’autismo è un impegno che non si esaurisce con l’infanzia, ma accompagna l’individuo in ogni fase della crescita. Se nel bambino il focus principale è il gioco simbolico e l’acquisizione dei prerequisiti relazionali, nell’adulto l’obiettivo si sposta verso l’autodeterminazione, la gestione delle emozioni e l’inclusione sociale o lavorativa. Negli anziani con autismo o altre neurodiversità, il mantenimento di queste competenze diventa vitale per prevenire l’isolamento e preservare la qualità della vita. Indipendentemente dall’età, la chiave del successo risiede nella capacità di adattare l’ambiente e gli stimoli, utilizzando materiali che rispettino la dignità della persona e ne valorizzino le inclinazioni personali.

Articolo scritto in collaborazione con la pedagogista Micaela Laturra

FAQ: Domande frequenti su abilità comunicative e supporto sociale nell’autismo

  1. Cos’è lo stimming? Lo stimming indica i comportamenti auto-stimolatori (come dondolarsi, sfarfallare le mani o emettere suoni ripetitivi) tipici delle persone con disturbo dello spettro autistico. Serve a regolare un sistema sensoriale ipo o iper-reattivo o a gestire emozioni intense.
  2. Come si crea un’agenda visiva efficace per un bambino con autismo? Deve essere chiara, lineare e personalizzata. Si utilizzano simboli (PCS, WLS) o foto reali che rappresentano la sequenza delle attività. L’agenda aiuta a prevedere cosa accadrà, riducendo l’ansia dovuta da un’attività a quella successiva e gli imprevisti.
  3. Quali sono i segnali tipici di una difficoltà nelle funzioni esecutive? Difficoltà a iniziare o terminare un compito, problemi nella gestione del tempo, incapacità di passare da un’attività all’altra (rigidità) e scarsa memoria di lavoro. Il bambino può apparire disorganizzato o impulsivo.
  4. Come si possono gestire le crisi sensoriali (meltdown) nei bambini? Riducendo il carico di stimoli (luci forti, rumori), offrendo uno spazio calmo o oggetti “rifugio” come una tenda o un cuscino ponderato. È importante mantenere la calma e non sovraccaricare il bambino con troppe domande durante la crisi.
  5. Perché il supporto visivo è così importante nei disturbi del neurosviluppo? Perché le informazioni verbali svaniscono rapidamente, mentre quelle visive rimangono stabili. Le immagini facilitano la comprensione, supportano la memoria e rendono le richieste ambientali più chiare e meno stressanti.
  6. Quali strategie aiutano a potenziare l’attenzione in un bambino con ADHD? Scomporre i compiti in piccoli passi, utilizzare timer visivi, alternare attività sedentarie a momenti di movimento e predisporre un ambiente di lavoro privo di distrazioni superflue.
  7. Cosa sono le storie sociali e come aiutano l’interazione? Sono brevi racconti scritti per spiegare situazioni sociali specifiche o norme comportamentali. Aiutano la persona con disturbo dello spettro autistico a capire la prospettiva degli altri e a prevedere cosa aspettarsi in un determinato contesto.
  8. Quali materiali sono più indicati per favorire la regolazione emotiva in classe? Pannelli sensoriali, fidget toys, palline antistress, ma anche supporti visivi che aiutino a identificare e nominare le emozioni (come il termometro delle emozioni o le faccine).
  9. Quali sono alcuni esempi di stimming? Esempi comuni sono lo sfarfallio delle mani (flapping), il dondolarsi (rocking), l’allineamento di oggetti, la ripetizione di parole (ecolalia) o il fissare luci rotanti.
  10. Quale approccio educativo è più efficace per l’ASD? Gli approcci basati sull’evidenza scientifica (come l’analisi applicata del comportamento o i modelli evolutivi e relazionali) che utilizzano supporti visivi e strutturazione dell’ambiente risultano i più efficaci.
  11. Quali sono alcuni esempi di stimming mani? Oltre al flapping, troviamo il torcersi le dita, il picchiettare sulle superfici, l’osservare le mani in movimento vicino agli occhi o l’aprire e chiudere ritmicamente i pugni.
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